In questa domenica vediamo Gesù arrabbiarsi. Gesù nonsi arrabbia mai, come mai questa volta sì? E’ davvero arrabbiato o vuole dare un segno forte. Ascoltiamo il vangelo di questa domenica.

Al tempo di Gesù al Tempio si offrivano dei sacrifici, perciò c’era gente che vendeva colombe, agnelli e pecore per il sacrificio e altri che cambiavano i soldi perchè arrivava genta da tutte le parti del mondo, specialmente a Pasqua, allora perchè Gesù si arrabbia se era normale?

Gesù si arrabbia perchè i mercanti non erano onesti e approffitavano dei pellegrini e li sfruttavano, erano più preoccupati di far soldi che di rendere lode a Dio e per questo avevano trasformato il Tempio di Dio in un vero mercato.

Gesù ci invita ad andare a Dio così come siamo, non c’è bisogno di sacrificare niente se non il nostro egoismo, la nostra pigrizia, Dio ci accetta così come siamo perchè è nostro padre e ci vuole bene e ci ascolta sempre e desidera che cresciamo in generosità.

La prima lettura di questa domenica ci racconta di Mosè che riceve le tavole della legge cioè i 10 comandamenti, Ecco unanuova versione della storia di Mosè che potete vedere, se non avete tempo guardate i minuti 1,03 fino a 1,12 dove viene raccontato il dono dei comandamenti.

************************************

Per gli adulti.

Iniziamo con la riflessione del vescovo di Modena, sempre interessanti e attuali.

Per approfondire ulteriormente

Commento del patriarca latino di Gerusalemme. PierBattista Pizzaballa

Dopo aver iniziato la Quaresima con il Vangelo di Marco, oggi cominciamo a seguire fino alla domenica delle Palme brani del vanglo di Giovanni. Il brano di oggi (Gv 2,13-25) narra l’episodio di Gesù che entra nel tempio, vede venditori e cambiavalute e li caccia fuori. Siamo all’inizio del Vangelo (cap. 2).

Per comprendere meglio questo brano partiamo un po’ da lontano.

Ogni evangelista inizia il proprio racconto con un “rovesciamento”, con un evento o con delle parole capaci di dire tutta la novità che sta irrompendo nella storia.

Tutti gli evangelisti pongono alla base della loro narrazione alcuni elementi comuni e quindi pensiamo anche fondanti: le scritture si sono compiute; il Regno di Dio si è fatto vicino; sta iniziando un tempo nuovo, in cui Dio opererà la salvezza gratuita per tutti i poveri. Per entrare in questo Regno è necessario non fare altro se non convertirsi, lasciare un modo vecchio di vivere la relazione con Dio, per aprirsi ad un nuovo modello di relazione con Lui.

Matteo, ad esempio, dopo i racconti dell’infanzia in cui il Messia atteso accoglie l’adorazione dei pagani, fa iniziare la vita pubblica di Gesù con il grande discorso della Montagna, una sintesi di tutta la novità di vita che i chiamati al Regno possono vivere da quel momento in poi.

Marco racconta che Gesù viene in mezzo agli uomini e annuncia che Dio si è fatto vicino.

Anche Luca racconta gli eventi della nascita di Gesù, e con il Magnificat mette sulla bocca di Maria il grande rovesciamento della storia, che Maria vede con i propri occhi nella propria carne (“ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” Lc 1,52). E dopo il battesimo e le tentazioni, Gesù inizia il suo ministero a Nazareth, dove un sabato entra nella sinagoga e pronuncia il suo discorso programmatico, che da subito gli crea grande ostilità. E in questo discorso dice che si è aperto l’anno di grazia del Signore, anno di misericordia per tutti gli ultimi della storia.

In Giovanni questo rovesciamento è addirittura fisico, concreto, plastico.

Questo evento della “purificazione” del tempio, che tutti i sinottici mettono alla fine del Vangelo, dopo l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, Giovanni lo pone qui, all’inizio.

Dopo l’incontro con il Battista e la chiamata dei primi discepoli, Gesù inizia il suo ministero in due luoghi strategici: a Cana, in una casa in cui si celebrano delle nozze, e nel tempio di Gerusalemme.

A Cana dona in abbondanza il vino nuovo per l’alleanza nuova, di cui è giunta l’ora.

Nel tempio di Gerusalemme, Gesù pone un gesto simbolico importante: afferma che quel modo di celebrare il culto, con compravendite e denaro, non è un culto a gradito Dio, ma un mercato, un’idolatria. È mercato e idolatria qualsiasi relazione con Dio, in cui si pensi che la salvezza debba essere acquistata.

Gesù dice che è finito questo tempo, questo modello di culto, e inizia un nuovo modo di vivere la fede: il capovolgimento è completo, come i banchi dei cambiavalute che Gesù rovescia a terra (Gv 2,15).

È capovolto il rapporto tra sacro e profano, è capovolta l’immagine di Dio, è capovolto il senso del culto, del sacrificio e del tempio, che viene riportato alla sua originaria dimensione di gratuità.

Il cammino di Quaresima si sta dunque facendo impegnativo: non perché ci sia chiesto di fare qualcosa in più, ma piuttosto di lasciare che il Signore operi anche in noi quel rovesciamento che ha operato con i banchi dei mercanti, nel tempio di Gerusalemme…

Riflessione di un parroco di campagna don Alessandro Crescentini

L’autore del 4° Vangelo nello scrivere questo brano vuole interpretare la morte di Gesù, essa va compresa anche come una ricostruzione dopo una distruzione (la pietra scartata dai costruttori che diventa il perno che tiene in piedi l’arco di volta della costruzione). In questa prospettiva il tempio in cui si viene a pregare Dio è sostituito dal corpo di Gesù; il culto in Spirito e verità che l’autore del 4° vangelo riprenderà nel discorso di Gesù con la samaritana al cap. 4 sembra anticipato in questo brano. Anche il brano di Esodo 20 ripresenta le 10 parole della legge per suscitare nei discepoli/e l’accostamento corpo di Gesù – tempio – nuova legge. Quindi, un brano importante in cui confluiscono vari argomenti che saranno di nuovo presi in considerazione.La morte di Gesù è proposta come una ricostruzione dopo una distruzione. questo criterio sembra una chiave di lettura per dare un senso e una luce anche al periodo che stiamo vivendo.Il COVID19, questa pandemia, ha messo in discussione il nostro sistema sociale, economico, politico, religioso e ci ha chiesto di ripensare e motivare le nostre le nostre abitudini e i piccoli o grossi sotterfugi che appaiono in forma sempre più evidente (tipo operazioni finanziarie, triste divario tra ricchi e poveri, accaparramento, controllo e sfruttamento delle risorse prime, politica abitativa, ecc.). L’universo a cui eravamo abituati si è molto sgretolato. Avremmo bisogno di immaginare un futuro diverso, ma il tentativo e la preoccupazione di superare l’oggi (già difficile e impegnativo) offusca, in molti, la visione del futuro che desideriamo. Ie nuove regole che i vari DPCM emanano, cambio colore della varie regioni, il bollettino necrologico, limitazioni nuove e antiche, ecc., continuano a ricordarci che la pandemia continua. Sono emerse generosità e attenzioni preziose, un desiderio di vicinanza enorme, una voglia di cielo proprio quando la terra ci ha coperti, ecc. All’orizzonte si spera in un vaccino per scongiurare la fine di questa pandemia e ritornare, purtroppo, a “come una volta” mentre abbiamo (ancora) la possibilità di creare una realtà bella e diversa. Che può significare, oggi “”Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”? C’è tutta una realtà, una serie di piccole connessioni (come una rete), che nell’amore, che Gesù ha vissuto e proclamato, può costruire una realtà migliore, diversa da quella dei potenti e dei dominatori che si nutrono di accumulo di ricchezze e hanno anche contribuito a creare questo mondo che vive la carenza di poca condivisione, interesse, cura, ecc. Invece , per costruire ci vuole determinazione, costanza, coraggio, pazienza e amore per i piccoli gesti della vita quotidiana: “Qual’e il piccolo di cui mi devo curare per migliorare la nostra vita?”