Ciao Ragazzi eccoci alla 5 Domenica di quaresima, mancano due settimane a Pasqua. Facciamo un po’ il punto e vediamo come è andata.
Siamo riusciti a fare la preghiera tutti i giorni?
Siamo riusciti a mantenere l’impegno settimanale?
Ci siamo impegnati nello studio nonostante la DAD?
Coraggia abbiamo ancora due settimane per arrivare a Pasqua col cuore gioioso e generoso.
Ecco il vangelo di questa domenica. La gente vuole vedere Gesù perchè era diventato famoso ma a lui non interessa, sa che lo vogliono uccidere ricorda ai suoi che senza sacrificio non si costruisce nulla.
Vi è piaciuta la storia di Sid il chicco di grano? Spero l’abbiate visto coi vostri genitori se no fateglielo vedere. Anche noi vogliamo portare frutto e per questo dobbiamo impegnarci e questo richiede sacrificio ma poi la gioia sarà grande perchè avremo reso felice qualcuno.
Cerchiamo di vivere l’impegno che troviamo sul libretto che vi ho dato oppure sceglietene un’altro che possa rendere contento qualcuno, la mamma , ilpapà, i fratelli i nonni o un compagno di classe.
Da questa parabola è nato un bel canto.
Buona Domenica e Buona Settimana
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Riflessione per gli adulti
Per chi vuole approfondire
Meditazione biblica del Patriarca Pierbattista Pizzaballa
Con il brano di Vangelo di oggi ci spostiamo al capitolo 12 di Giovanni.
Siamo ormai nell’imminenza della passione, che inizia al capitolo 13 con l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli. Al capitolo 12, invece, troviamo prima l’unzione di Betania (vv 1-11) e poi l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme (vv 12-19). Quest’ultimo brano termina con una sconsolata e indispettita riflessione dei farisei, che sembrano rassegnati al “successo” di Gesù: “I farisei allora dissero tra loro: «Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!»” (Gv 12,19).
Anche il Vangelo di oggi parla di questa capacità di Gesù di attrarre la gente: il contesto è quello della festa di Pasqua, in cui, fra i tanti saliti a Gerusalemme, ci sono anche dei Greci che desiderano vedere Gesù.
La storia è alquanto particolare: i Greci ne parlano con Filippo, Filippo ne parla con Andrea, poi Filippo e Andrea ne riferiscono a Gesù (Gv 12,21-22). E infine tutti questi personaggi scompaiono, e non si sa come sia finita la storia, se i Greci abbiano o meno incontrato Gesù. La risposta però c’è ed è proprio il brano che abbiamo ascoltato e soprattutto verso la sua conclusione al v. 32 (“attirerò tutti a me”). Alla domanda di poterlo vedere, Gesù risponde dicendo che tutti lo vedranno quando sarà innalzato da terra e attirerà tutti a sé. Gesù svela la logica profonda che ha animato tutta la sua esistenza e che si concluderà nell’ora della sua passione, che è ormai giunta (cfr. 2,4; 7,30). Lo fa raccontando una brevissima parabola, quella del chicco di grano: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24).
In queste poche righe è nascosta una novità che ci sorprende, quella per cui Gesù afferma che sono due le logiche con cui è possibile vivere la vita: una è la logica della solitudine, l’altra è quella della comunione. All’interno di questa prospettiva Gesù legge la sua passione e risurrezione
Una vita tenuta stretta, una vita chiusa in se stessa e concentrata su di sè, è una vita che rimane sola, che conosce solo gli spazi angusti del proprio io. Ed è destinata a finire. Una vita persa per gli altri, una vita che ama e che si dona, è una vita che entra in una logica di relazione, ed è una vita che si compie.
Gesù sa bene che scegliere la logica della comunione ha un prezzo, e questo prezzo è la Sua morte, il consegnarsi tra le mani di chi potrà fare di Lui quello che vorrà; e di fronte a questa prospettiva è profondamente turbato (Gv 12,27).
Ma sa anche di essere in mani più grandi e più forti, nelle mani del Padre, mani fedeli alla vera gloria, alla vera vita: di fronte alla scelta di Gesù di andare fin in fondo sulla via della comunione, il Padre infatti conferma la sua scelta di non abbandonare il proprio Figlio amato, e fa udire la sua voce (Gv 12,28). Ha glorificato il proprio nome, e continuerà a farlo.
Cosa significa? Qual è questo nome? Il nome di Dio è “Padre”: Gesù, nel Vangelo di Giovanni, l’ha ripetuto un’infinità di volte. Ebbene, Dio continuerà ad essere Padre, ad essere Colui che dà la vita. Non lascerà il Figlio solo, perché con il Figlio condivide la stessa logica di comunione e di amore, per cui la loro relazione non può morire.
L’ora della passione, a questo punto, diviene l’ora della gloria (Gv12,23), l’ora della rivelazione piena della verità, cioè dell’amore di Dio: un amore così grande e forte da poter trasformare la morte in vita, la fine in un nuovo inizio. Gesù sarà “innalzato” (Gv 12, 32): un’unica parola per dire sia la croce che la gloria, perché croce e gloria sono da ora in poi inseparabili.
E da questo innalzamento nascerà un popolo nuovo, a cui tutti possono aderire: “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).
Tutti coloro che ascoltano nell’intimo del proprio cuore la profonda attrazione che un amore così sa suscitare, al di là di ogni apparente sconfitta e fallimento, entrano in una nuova logica di vita, e seguono il Signore, là dove Lui è (Gv 12,26).
Domenica scorsa siamo stati invitati ad alzare lo sguardo al serpente innalzato nel deserto (Gv 3,14), per ottenere guarigione e vita. Oggi ci viene chiesto di innalzare Lo sguardo ancora una volta su Gesù innalzato sulla croce, la nostra salvezza.
Se lo sguardo rimane fisso su di Lui, in questo bisogno continuo di salvezza, sperimenteremo la sua forza di at-trazione, che ci salva dalle tante dis-trazioni della vita e ci unifica nell’unico profondo desiderio di comunione e di amore, con Lui e fra di noi.
+Pierbattista

Meditazione pastorale di don Alessandro Crescentini
Il sogno di Dio: “salvare (attraverso il dono di sé) e non condannare”, si realizza in Gesù (“elevato”) che anche i Greci vogliono incontrare e conoscere. Gli “stranieri”, i Greci, vogliono avvicinarsi per essere parte del sogno che risplende in Gesù (in lui era la luce e la luce era la vita del mondo Gv 1,4 e Gv 3,16). In questo desiderio di incontro con Gesù, che rivela il sogno di Dio, si compie la bellezza e il fascino dell’invitante progetto di Dio per il bene e la felicità dell’essere umano.
Il testo del Vangelo ci mostra la necessità di un desiderio di incontro da realizzare poi attraverso una richiesta “vogliamo vedere Gesù” Gv 12,21. La richiesta raggiuge Filippo e, attraverso lui, anche Andrea. È la comunità dei discepoli/e che conduce a Gesù (non a delle teorie, ma ad una persona). In questo incontro Gesù rivela la sua natura di salvatore “universale”; non propone il “sogno di Dio” per un’etnia precisa, ma per delle persone che lo cercano perché credono in lui. La croce, in quanto dono di sé, è il “sogno di Dio” che Gesù vuole condividere per la felicità del genere umano.
Commentando i brani del vangelo delle ultime quattro settimane ho cercato di spiegare come il dono della vita (di Gesù e di Dio) illustra bene quello che noi (a volte con leggerezza) chiamiamo croce. Il dono della vita, almeno per me, è sempre impegnativo. Alle volte, e in questo tempo più spesso, accuso solitudine. La pandemia mi limita (come tutti) negli spostamenti, negli incontri, e devo guardare sempre di più all’interno, a quello che io vivo e provo dentro di me, e meno a quello che posso fare, o osservare con giudizio a ciò che fanno gli altri. La solitudine, che provo diventa occasione/ possibilità per essere cosciente di quanto io abbia bisogno delle persone e di come la mia vita sia vuota senza di loro; diventa un grido dell’anima: “ho bisogno di voi”! Ma già, quando prendo coscienza del mio bisogno di appartenenza, sono cosciente della trappola insita in questa richiesta; mi aspetto infatti, che siano gli altri a prendersi cura del mio bisogno, mentre sono io responsabile di prendermi cura del mio bisogno.
Posso allora, fare una telefonata, interessarmi, dell’altro, sentire gratitudine quando sono cercato gratis senza bisogno che io faccia qualcosa per “meritarlo”, esprimere con il tono di voce, l’importanza e l’attenzione verso l’altra persona, o la gioia di ricevere una telefonata ed essere cercato … piccole cose e atteggiamenti possibili che posso e voglio fare per non dare alla solitudine e alla morte potere sulle mie relazioni e sulla voglia di vivere. E mi chiedo: “A quali miei atteggiamenti e abitudini deve dire no per dire sì ad una relazione gioiosa e ricca con te?”.